La stanza di Giulio

 

Estratto dal testo curatoriale redatto durante la seconda edizione della residenza Discontinuo.

 

La stanza di Giulio è la poetica trasposizione di un fatto: l’argilla, recuperata dalla cava di Barcellona Pozzo di Gotto, è un tesoro semi-nascostro sotto il paesaggio urbano. Polloniato tratta l’argilla come una pelle scoprendo, per la prima volta, la possibilità della sua crudezza: riveste il pavimento decorato in stile liberty della stanza con una sottile lastra di terra cruda e scrosta poi dal tutto un parallelepipedo, orientando lo sguardo del visitatore verso quella superficie sottostante. Chi entra si troverà a guardare quella decorazione geometrica delle mattonelle come fosse una vera scoperta, come fosse il centro dell’opera. In un angolo il mocio di ceramica, insieme ai caschetti/cuffie appesi al muro, rimandano al lavoro manuale, alla creazione, all’ambiguità del reale e rivelano la casualità del momento.

 

Giulio Polloniato ha partecipato alla residenza Discontinuo #2 con una installazione dal titolo “Nuoto!” da cui derivano le opere esposte in vetrina. Ma tutto fa parte di un’azione performativa a più ampio raggio: durante il mese di residenza, infatti, l’artista ha sperimentato la tecnica dell’argilla cruda stendendola su superfici verticali sparse per la

città. In questo modo, documentando la reazione del materiale con la sua superficie, influenzata dagli agenti atmosferici, ha potuto appropriarsi concettualmente del suo graduale scrostamento traducendo in immagine fisica un pensiero intimo. L’incuria in cui versano alcune zone della città abbandonate al loro lento sgretolarsi, le pareti scrostate dell’appartamento Discontinuo, recuperate dall’abbandono, le facciate dei palazzi storici, il loro stato di inagibilità, tutto questo è sintetizzato in una forma, il parallelepipedo a quattro lati, e traslato da negativo a positivo.

 

Ciao Giulio,

Che ricordo hai di quell’esperienza?

 

Solo ricordi bellissimi. Prima di tutto la sensazione di aver scovato un tesoro nascosto: Barcellona Pozzo di Gotto e la sua cava di argilla purissima è stata una sorpresa. In secondo luogo ricordo i legami d’amicizia che si sono fondati, attraverso la ricerca artistica e la condizione di residenza/convivenza, con l’intero collettivo Flock e con Vincenzo e Luisa. Passavamo dalle ore di concentrazione e solitudine in studio, alle ore di svago e cibarie: Lunghissime passeggiate in paese, innumerevoli arancini e colazioni esagerate

costellavano le nostre giornate. Ricordo di aver strizzato fino all’ultima goccia il paesaggio che mi attorniava e che ne sono uscito innamorato.

 

 

Nel tuo caso il tuo atelier è diventata l’intera casa durante quella residenza, e anche la città, il fuori. Hai sperimentato l’idea dell’argilla cruda ovunque. Com’è andata? Perché proprio il crudo?

 

In quel momento, dove per me la ceramica era tutto per la mia ricerca, scegliere di estraniarmi dal processo convenzionale di cottura e giocare con la materia in quanto tale era la strada più inconsueta e meno calpestata che potevo percorrere. Personalmente penso che una residenza d’artista sia l’occasione per essere altro da sé. Così scelsi di prendere la palla al balzo e vedere dove mi avrebbe portato.

 

 

 

 

 

Questa sperimentazione si inseriva su un metodo già esistente ma allo stesso tempo arrivava in un periodo di scoperta, vuoi parlarci del tuo metodo?

 

La mia pratica indaga il quotidiano e le sue forme per poter generare nuove posture attraverso la costruzione ceramica e non solo. Voglio che lo spettatore possa sentirsi altrove di fronte all’opera, stranito e allo stesso tempo coinvolto da ciò che osserva. Intendo la quotidianità sia come luogo fisico ma anche come punto d’incontro intimo con la nostra persona.

L’esperienza fatta all’interno di Discontinuo è stata per me essenziale per dare avvio e definire i profili di questa ricerca.

 

Se riguardi l’opera che hai donato all’Archivio Discontinuo oggi che cosa pensi e quanto, se, è cambiato il tuo lavoro?

 

Nell’arco degli ultimi sei anni, ho ampliato la mia ricerca alla composizione e riproduzione sonora, alla fotografia, alla performance, e sono tornato ad indagare la bidimensionalità della materia.

Vi sono alcuni chiari punti di contatto con l’opera donata all’Archivio Discontinuo, come ad esempio il materiale ceramico o la dimensione spaziale e installativa. Tuttavia, le mie metodologie di creazione necessitano, oggi, di un approccio multidisciplinare: mi piace sentirmi libero di fluttuare tra i media, senza paura di inciampare e conscio che la tecnica ceramica sia diventata un ben oliato tool nella mia cassetta degli attrezzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mostra “La stanza di Giulio” è visibile dal 12 gennaio al 28 febbaio in Vicolo I Mandanici a Barcellona Pozzo di Gotto, Messina.

 

Per approfondire il lavoro di Giulio Polloniato

www.giuliopolloniato.com

vicolo I Placido Mandanici, 2, 98051, Barcellona Pozzo di Gotto, Italy

info@collettivoflock.it